Punta Antonio Castagneri 3400 m circa – Parete est

Note: si tratta del pilastro di oltre 500 metri, che si evidenzia sulla Cresta di Mezzenile tra la Punta di Mezzenile e il Dent d’Ecot. La vetta del pilone fu così battezzata in onore della celebre guida balmese Antonio Castagneri, durante la prima salita del 1968.

Prima Salita: Ezio Comba, Ugo Manera, Gian Piero Motti ed Ilio Pivano nel 1968.
Difficoltà: TD+; VII- (VI-/A1).
Dislivello: 1125 m, di cui 450 di parete.
Tempo di Salita: ore 7,00, compreso l’avvicinamento.
Materiale: una scelta di nut, alcuni chiodi di vario tipo, friend fino al n° 3 bd, cordini e fettucce; 2 staffe, se si pensa di superare gli strapiombi in artificiale.
Periodo consigliato: da fine giugno a ottobre.

Salita: raggiunta la base del bacino nord del Mulinet, proseguire verso ovest-nordovest contornando il piccolo bacino glaciale sulla sinistra (fronte al ghiacciaio) e rimontare ancora il canale di destra lungo nevato valanghivo o banchi rocciosi (facile, ma con pericolo di caduta massi), fino a raggiungere la base del pilastro. L’attacco è ubicato a destra di un evidente diedro – camino, con roccia giallastra e dalla strana tabulazione, ove, alla base, si distingue un banco di quarzite. Salire appena a destra un diedro caratterizzato da roccia fessurata, appoggiandosi alla placca che ne caratterizza la faccia destra IV+ (2 chiodi in posto), poi piegare a sinistra su lame fino al termine del diedro. Facilmente e su gradoni, guadagnare una terrazza di sosta (S1). Portarsi a destra verso lo spigolo seguendo pochi metri il terrazzino, quindi salire direttamente una placca IV e afferrare lo spigolo nuovamente caratterizzato da roccia giallastra, lamellare e poco solida. Attestarsi sotto una placca verticale, quindi abbassarsi con un traverso molto delicato V- (chiodi in posto); salire infine una stele staccata uscendo sulla sua sommità VI- (1 chiodo in posto). Ancora un passo a destra e, dopo una sporgenza VI-/VI+, sostare in una nicchia alla base di una placca incisa da una splendida fessura (S2). Salire la fessura V- che poi si restringe progressivamente VI+, scavalcare a destra un muretto con chiodo in posto V- e sostare presso alcuni blocchi accatastati (S3). Facilmente, innalzarsi per una decina di metri, poi piegare a sinistra per salire alcune lame IV+, che permettono di raggiungere una cengia dove sostare comodamente. Andare ancora a destra su lame IV+, raggiungendo un camino – intaglio originato da un gendarme staccato e la parete, che si supera fino al suo termine IV (S4). Piegare decisamente a destra sfruttando la cornice che si evidenzia nella placca ferruginea; questa muore nei pressi di un muretto, fessurato verso destra, che si vince con un passo di faticoso incastro VII-, poi VI- in uscita con chiodo in posto (S5, sotto un caratteristico strapiombo giallastro). Superare lo strapiombo direttamente VI-/VI+, poi piegare a sinistra afferrando un ballatoio proprio sul margine destro di alcuni tetti (S6). Traversare qualche metro a sinistra, poi innalzarsi su blocchi sotto la caratteristica volta a tetti, che definisce il tratto mediano del pilastro. Ancora a sinistra e poi in un diedro aperto V-, che conduce sotto una lastra incastrata che sporge dallo strapiombo. Salire con cautela VI- e afferrare una fessura più a sinistra nello strapiombo (VI+ con chiodo in posto, ma molto esposto). Afferrare oltre lo strapiombo alcune prese buone prese e ribaltarsi su un terrazzino VI+ dove si sosta (S7, nel tiro occorre allungare molto i rinvii per gli attriti).
Variante diretta: invece di seguire la via originale a sinistra, innalzarsi direttamente nel centro della parete V (friend e nut piccoli), poi incanalarsi in alcuni diedri a soffietto verso sinistra che escono alla base di una caratteristica placca rossastra, sovrastata da una lastra staccata che caratterizza il fianco destro del pilastro (S8). Portarsi sotto la spaccatura e superarla a destra con scalata in opposizione molto atletica VI-/ VI+ e poi V-, quindi vincere una placca verticale che conduce a una terrazza sul lato sinistro del pilastro (S9). Traversare verso destra e, con qualche gradone IV+, guadagnare un terrazzino al centro del pilastro dove conviene sostare su blocchi un po’ instabili (cautela). Alzarsi qualche decina di metri direttamente IV, poi piegare a destra su una facile rampa, verso lo spigolo destro del pilastro. Oltrepassarlo e scalare qualche metro il suo versante nord, per poi ritornare con traverso ascendente a sinistra sulla parete est IV e III+. Salire un diedro caratterizzato da una larga fessura di fondo III+ e sostare al suo termine (S10, attenzione agli attriti). Salire direttamente nel centro del pilastro per facili rampe III+ (S11), poi, dopo un evidente gradino rossastro che si può vincere direttamente VI- (o a destra su lama IV+), sostare alla base del salto finale su cengia (S12). Traversare a sinistra e guadagnare l’intaglio tra il torrione finale e il corpo del pilastro. Salire quindi direttamente lo spigolo che conduce sulla cima (S13; ore 6 dalla base).

Discesa: dal monolito di vetta, disarrampicare qualche metro e allestire due calate su spuntoni o clessidre sul versante ovest che permettono di superare le fasce rocciose friabili (o di misto). Scendere su misto facile fino alla terminale che in genere non presenta particolari problemi e dirigersi in risalita su ghiacciaio (crepacci) al Col du Grand Mean 3216 m. Abbassarsi ancora senza difficoltà e nessun crepaccio fino al plateau sottostante.
Di qui è possibile rientrare secondo tre modalità:

  1. dallo sperone roccioso della Quota 3427 metri del Colle di Santo Stefano, abbassandosi fedelmente lungo la nervatura centrale e, giunti al salto finale, individuando sulla terrazza una corda doppia attrezzata su blocchi incastrati. Con 30 metri ci si cala oltre la crepaccia terminale e sul ghiacciaio del Mulinet. In alternativa sui può scendere direttamente dal colle (3228 m) su neve e rocce instabili.
  2. dal Colle di Monfret 3300 m (che si apre tra la Punta Francesetti e la Cima di Monfret) direttamente nell’alto vallone di Sea, con passaggio sul versante sud abbastanza malagevole ed esposto alla caduta pietre. Può essere necessaria una corda doppia da attrezzare.
  3. dalla Punta Centrale della Piatou 3252 m, accessibile facilmente dal Glacier du Mean contornando il versante ovest della Punta Francesetti, dopo aver lasciato a sinistra il Col de la Disgrace e la Cima Settentrionale di Piatou. Per un vallone detritico – nivale si discende direttamente sul fondo dell’alto Vallone di Sea. È questa la via più lunga ma anche quella più facile dell’intero versante. Possibilità di pernottare al Bivacco Fassero-Soardi.